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Museo Diotti

La casa-atelier del pittore casalasco Giuseppe Diotti adibita a museo oltre a contenere opere, studi e bozzetti del pittore, importante esponente della pittura ottocentesca, offre una panoramica della pittura moderna locale particolarmente ricca. Una sezione di didattica conserva materiali degli atelier e accoglie una biblioteca specialistica e una sezione d' arte sacra con bozzetti e cartoni che documentano l'attività decorativa nelle chiese cremonesi intorno alla metà del Novecento.

Escursioni a Zelo Buon Persico

Un itinerario naturalistico tra i Canali e la natura del Lodigiano
Escursioni a Zelo Buon Persico

Anfiteatro Morenico del Garda

Questo tour viaggia nella storia medievale e l'anfiteatro morenico del Garda e la Maginot del Mincio vanto del Risorgimento italiano.   Partiamo da Pandino, paesino della campagna cremonese, dirigendoci sulla SP 35 verso Soncino, passando da Trescore Comasco, Pianengo e Ricengo, tutti paesi agricoli della Provincia.Soncino è infatti famoso per il proprio castello, dopo una visita possiamo riprendere la moto e dirigerci verso Orzinuovi, Manerbio, Ghedi e raggiungiamo infine Montichiari, con il suo Duomo e il suo castello che è la meta finale di questo giro. Da visitare:Pandino: il castello visconteo, costruito all'interno dell'antica cerchia muraria fortificata. Edificata intorno al 1379 per volontà della regina della Scala, nobile veronese e moglie di Barnabà Visconti.Soncino: Paese racchiuso in una cerchia muraria, uno dei borghi più belli d'Italia. Le prime notizie risalgono al x secolo, la cerchia muraria risale al 1247. Antichissima stamperia risalente al 1400.Orzinuovi: città con scopi militari per difendere Brescia lungo la linea del fiume Oglio.Manerbio: Chiesa di San Lorenzo Martire (XVIII secolo), torre campanaria (XVII secolo).Montichiari: Stupendo castello, oltre al Duomo. Luogo ricco di storia e natura. (Ph Ig: @tempra_shooting_club)

Parco Adda Sud

Il Parco Adda Sud è un parco regionale fluviale e agricolo esteso nei territori lodigiano e cremonese lungo il basso corso del fiume Adda per una superficie di 230 chilometri quadrati.   Un luogo fiabesco che potrete esplorare attraverso diversi itinerari ciclabili segnati su strade asfaltate, sterrate e su tratti di sentiero preesistente e che sono associabili fra loro fra loro traversando i ponti presenti sul fiume. Itinerari che, oltre alla scoperta di elementi storici, naturali e religiosi, vi porteranno a soffermarvi su alcune opere d’ingegno umano, come le opere idrauliche dei canali di irrigazione Muzza e Vacchelli.      Fra i punti di interesse del Parco dell’Adda Sud, non mancate una visita il c.d. Sentiero delle Libellule, percorso che, ideato per le scolaresche, è in realtà piacevolissimo per ogni genere di visitatori per la varietà di specie di farfalle osservabili al suo interno. Parimenti meritevole il Centro Parco della Villa Pompeiana (frazione Villa Pompeiana - Zelo Buon Persico): chiesetta di campagna sconsacrata, è stata ristrutturata e adibita a centro parco con area verde, al cui interno vi accompagneranno una serie di pannelli illustrativi per l’educazione ambientale. Vietato lasciare il Parco senza visitare il Centro Visite di Castiglione d’Adda. A ridosso della Riserva Naturale Orientata Adda Morta Lanca della Rotta è un edificio di tipo rurale al cui esterno, per il progetto di reintroduzione della Cicogna Bianca, è stata costruita una grande voliera abitata dagli elegantissimi esemplari di questa specie. Inserito nel contesto della zona umida della Riserva Naturale e visitabile con un breve tratto percorribile a piedi, il centro di reintroduzione della Tartaruga d’Acqua.  

Castello di Masnago e Museo d'arte

Castello con museo d'arte e parco a Varese.

Redavalle

L'attuale Redavalle è l'erede di un centro più antico, San Martino in Strada. Nella zona esisteva un centro romano nominato negli antichi itineraria come Cameliomagus o Comillomagus (forme dovute alla scrittura trascurata di un probabile Camillomagus). Le distanze itinerarie converrebero maggiormente a Broni: certo è che a Redavalle sono stati trovati numerosi reperti romani, il che dimostra l'origine romana di San Martino in Strada, corrisponda o no a Camillomagus. Come molti centri antichi sopravvissuti alle invasioni barbariche, ebbe una propria pieve, dipendente dalla diocesi di Piacenza, il cui nome (San Martino in Strada appunto) obliterò l'antica denominazione della località. San Martino passò sotto il dominio pavese nel 1164, allorché era probabilmente una dipendenza di Broni; era comunque dotato di un castello, che fu incendiato dalle truppe dei confederati lombardi durante le guerre contro Federico I Barbarossa. San Martino in Strada, che si trovava un poco più a est di Redavalle, non si riebbe più dal disastro. Cominciò allora a prendere importanza Ridavalle (così chiamato nel 1250), situato al margine occidentale del comune di San Martino, che a poco a poco assorbì l'intera popolazione del vecchio centro. Attorno al 1560 anche al pieve di San Martino fu abbandonata e l'arciprete prese dimora presso l'oratorio di San Rocco a Redavalle (che prese il nome di San Rocco e San Martino). Redavalle faceva parte del feudo di Broni, appartenuto dal XIII secolo ai Beccaria e dal 1536 alla fine del feudalesimo (1797) agli Arrigoni di Milano. Come abbiamo detto, Redavalle sorgeva a ridosso del confine occidentale del comune, tanto che parte dell'abitato sconfinava nell'adiacente comune di Santa Giuletta; tale anomalia fu regolata nel 1866 con la cessione a Redavalle di un tratto del territorio di Santa Giuletta (denominato frazione Rile).   Redavalle: un piccolo borgo ai piedi delle colline dell'Oltrepò Pavese, poco più d'un paio di minuti d'auto lungo la via Emilia, ma paese come altri solo sulle cartine stradali. Quel punto, a metà tra le città di Casteggio e Broni, ora raccoglie 1000 anime o poco più: un tempo rappresentava il centro più importante sull'itinerario tra Iria (Voghera) e Placentia (Piacenza). Le sue origini risalgono al periodo pre-romano; fondatori e primi abitanti ne furono le popolazioni liguri e celtiche che si contesero il dominio sul territorio prima dell'avvento romano sul finire del III secolo a.C.: Cameliomago il suo nome, come riportato sulla Tabula di Peuntiger, una sorta di stradario che raffigurava gli itinerari romani, i centri maggiori e le stazioni di posta e di cambio. Tra queste, a 17 miglia romane da Iria e a 25 da Placentia, viene annoverato appunto l'abitato di Cameliomago, che estendeva le sue ultime propaggini fino alle attuali frazioni Manzo di Santa Giuletta e Ca' del Piano di Cigognola. Il centro è da individuare ai piedi delle colline, nel territorio di Redavalle e Cassino Po, disseminato di locande, stalle per cambiare i cavalli, osterie, botteghe e ville patrizie, delle quali non restano purtroppo grandi reperti: alcune lapidi, molte monete, urne, lucerne e suppellettili funerarie, ritrovate perlopiù nella necropoli Gragnolate, nei poderi Vacca d'oro e Bruciati e durante gli scavi ottocenteschi alla demolita fornace Bornaghi; presenti in diverse località pedecollinari redavallesi, lungo le quali correva la via Postumia, sono invece cocci, tavelle, mattoni e quant'altro possa testimoniare la presenza romana, costante e prospera fino alla decadenza dell'Impero. Proprio per la contingente posizione, l'antica Cameliomago subì, a partire dalla fine del IV secolo d.C. un progressivo impauperimento dovuto alle invasioni barbariche ed all'instabilità economica e politica propri di quei secoli. La lenta cristianizzazione del primo millennio fu per l'antica Redavalle comunque foriera di rilevanti novità storiche, religiose ed architettoniche, delle quali non restano però che pochi resti, primo fra i quali il pilastro in rovina che si vede all'ingresso del paese provenendo da Broni, in prossimità dell'incrocio con la strada che conduce a Pietra de' Giorgi. Quel pilastro, fatto edificare dall'arciprete Primo Andrea Sterpi nel 1724, sorse per commemorare la Pieve di San Martino in Strada, eretta probabilmente nel IX-X secolo d.C. e capace, per alcuni secoli, di accorpare a sé nel culto divino le parrocchie e le popolazioni dei paesi limitrofi, tra cui Cigognola, Pietra de' Giorgi, Barbianello, Mornico Losana e Santa Giuletta. Si trattava di una Pieve importante, dotata di strutture d'accoglienza per i viandanti ed i pellegrini della via Romera, il cui potere venne però scalfito nei secoli dalle pestilenze e dall'incuria dei reggenti, che condussero all'abbandono ed alla decadenza la chiesa, sostituita per le celebrazioni da un oratorio nel centro abitato, dedicato a San Rocco, poi ampliato all'inizio del XVIII secolo su progetto dell'architetto Veneroni, fino all'attuale fabbrica, magistralmente restaurata nell'ultimo decennio del secolo scorso. Il dominio dei Franchi, cui succedettero le dominazioni feudali locali e il potere dei singoli Comuni furono secoli bui per la storia di Redavalle: è purtroppo da ricordare l'incendio al castello del paese, operato nel 1164 dai Piacentini e dai Cremonesi, in lotta contro la città di Pavia, alleata di Federico Barbarossa, evento rimasto scolpito nella tradizione popolare ed effigiato sullo stemma municipale. Nei secoli successivi seguirono alle dominazioni rinascimentali dei Visconti-Sforza, quella degli Spagnoli e, dal 1713, quella degli Austriaci. Il paese che veniva sempre più a formarsi intorno al predetto oratorio, fu abbellito nel XVII secolo dalla costruzione di due cappelle all'ingresso del centro abitato, ora restaurate e adibite l'una al culto della Madonna e l'altra al ricordo dei Caduti. Nel 1743, con il Trattato di Worms, il territorio di Redavalle, come tutto l'Oltrepò Pavese, passò sotto il dominio sabaudo, per divenire poi parte della provincia di Pavia nel 1861. Fonte: Comune di Redavalle PHOTO:  Portale www.visitoltrepo.com

Cremasco e dintorni all’insegna del gusto

Un territorio dove agricoltura e tradizione culinaria si tramandano di generazione in generazione

Antipasti della tradizione lombarda

Riportiamo in tavola la cultura gastronomica lombarda tradizionale, a partire dagli antipasti 
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Vetrine storiche, memoria del saper fare lombardo

Antichi negozi di cappelli e di fiori, pasticcerie, trattorie e cooperative operaie, liuterie ma anche macellerie e tipografie: scopriamo i luoghi della tradizione artigiana lombarda
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Lombardia, terra della scienza e dell’ingegno 

Un viaggio alla scoperta delle testimonianze della storia della tecnologia in Lombardia
Lombardia, terra della scienza e dell’ingegno - Diga del Panperduto

8 sagre estive da non perdere

In giro per sagre alla scoperta di una regione ricca di tradizioni e tutta da... gustare!
Sagra di San Giovanni - Ossuccio - Isola Comacina

Ponti di ferro, opere dell'uomo

I ponti di ferro, testimoni audaci del primo ’900 lombardo
Ponti di ferro, opere dell’uomo - in Lombardia